Il racconto della terza e della quarta serata di Audizioni

Le esibizioni dei protagonisti della prima fase del festival

«Per tutti questi secoli le donne hanno avuto la funzione di specchi, dal potere magico e delizioso di riflettere raddoppiata la figura dell’uomo»: è così, con una citazione di Virginia Woolf fatta dal Direttore artistico del Festival, Ezio Nannipieri, che si apre la terza serata di Audizioni Live, quella dell’8 marzo, appunto, Giornata Internazionale della Donna.

A inaugurare l’appuntamento arriva da Sassari NILO, con Tutti-nessuno e Felici ansie, brani che esplorano due diversi volti della quotidianità: da un lato la purezza e l’efficacia dei gesti semplici e comuni, dall’altro le sfumature emotive e le incertezze che segnano il vivere di ogni giorno. «Ho trovato il mio linguaggio», afferma rispondendo alla giuria del Festival, descrivendo il suo stile come minimalista ma attento a unire accordi e strumenti per creare mondi sonori intensi, in grado di evocare una sensazione di piena sincerità.

A seguire, il sound elettronico dei Frammenti, duo trevisano, invade il palco con un mix audace di elettronica e punk. Con Colpa dei soldi denunciano la guerra e la logica di monetizzazione che le ruota attorno, mentre in La pace tracciano una visione di speranza per un mondo migliore. «Le feste ce le creiamo noi», affermano parlando della dimensione live, per spiegare come la loro musica, frutto di una fusione di generi, sia sempre alla ricerca di spazi che sappiano accogliere e amplificare la loro visione e il loro spirito ribelle.

La terza a salire sul palco è Bambina, che guida il pubblico in un viaggio intimo e profondo. Con solo voce e chitarra, trasmette il suo legame viscerale con l’arte e il rapporto complesso con la sua terra d’origine. La sua Musa è un omaggio alla musica che l’ha accompagnata nei momenti più difficili, mentre ‘Na vita fa esplora «il tormentato senso di appartenenza, diviso tra la Calabria e Roma». Il dialetto e la registrazione delle voci delle nonne, inserite nel brano, rendono ancora più intenso il racconto del suo passato.

Con l’accompagnamento di chitarra, basso e batteria, è la volta di Arrigo, che propone Al museo egizio e A parole tue. Mescolando indie e country, canta del contrasto tra la ricerca della propria identità artistica e gli ostacoli quotidiani. Con ironia, racconta la sua vita da impiegato e cantautore, spiegando come sia riuscito a ritagliarsi uno spazio artistico nelle giornate trascorse rinchiuso «a lavorare in un open space».

In staffetta, Elsa, giovane cantautrice in bilico tra pop e R&B, porta Qualcosa, un brano che esplora il delicato equilibrio tra intimità e distanza emotiva, tra ciò che si esprime a parole e ciò che si prova realmente. In Se lo facessi a te, invece, affronta la paura dell’abbandono, paragonandosi a un fiore che continua a crescere nonostante le avversità. La sua voce si modella sulla metrica, dando vita a testi intensi e capaci di soddisfare la necessità di esprimersi.

L’ultima a salire sul palco è la band Androgynous, che chiude la serata con Inseparabili e L’eterno. Nel primo brano celebra un amore semplice e affettuoso; nel secondo esplora questo sentimento come forza che spinge alla scoperta, fino al cosmo. «L’eterno è solo un attimo», afferma il frontman a proposito della sua concezione di tempo, sottolineando che ciò che conta davvero è la qualità dei momenti vissuti, non la loro durata.

È proprio quest’ultima esibizione a essere premiata dal pubblico presente in sala con il premio Banca Macerata, consegnato da Toni Guardiani, Direttore dell’istituto di credito, e Graziano Leoni, Rettore dell’Università di Camerino.

Androgynus – Premio Banca Macerata

Buio. 


Poi ancora luce. Al Lauro Rossi il palco si riaccende, pronto a ospitare altre sei proposte del nuovo cantautorato italiano.

La quarta serata delle Audizioni Live si apre con la cantautrice e producer Martina di Nardo. La sua vocalità avvolgente si fonde con i suoni lenti e nostalgici della chitarra elettrica di 123 e La città di notte. In un mondo sempre più iperconnesso e saturo di stimoli, la sua musica dimostra come l’arte possa diventare uno strumento fondamentale per le nuove generazioni, offrendo loro un mezzo autentico per esprimere, senza filtri, il proprio mondo interiore: «Faccio musica istintivamente, senza pensarci troppo su. Trovo che sia bello mantenere un po’ di incoscienza nelle proprie scelte».

Le performance continuano con l’arrivo sul palco del cantante e producer ME, JULY. L’iniziale melodia della chitarra classica di Risale cede gradualmente il passo a un’esibizione più sperimentale, in cui la sua voce, filtrata attraverso una cornetta telefonica, si mescola con l’accompagnamento vocale e strumentale di Angela Brissa. In Mundi, l’artista dà vita a una narrazione che richiama la sua terra d’origine, la Campania, alla quale si sente legato in modo profondo paradossalmente da quando si è trasferito a Milano: «Oggi per me è fondamentale tornare a casa, mi aiuta a proiettare un’interiorità che sento di dover comunicare a chi mi ascolta».

Segue il polistrumentista ULULA, che presenta due brani tratti dal suo primo album da solista: il ritmo impetuoso e martellante della batteria in Nuovo coraggio sostiene voce e chitarra elettrica, mentre una cascata di vibrati introduce a Pelle di lupo, un brano che si muove tra cantautorato e trame elettroniche. «Non ho più voglia di stare dentro a schemi o regole, voglio solo lasciarmi andare», racconta intervistato sul palco, spiegando le sue diverse influenze musicali.

Subito dopo è il turno di domenico_mba, artista pugliese che, con il suo nuovo progetto da solista, si muove continuamente tra passato e futuro, tra tradizione e innovazione. «La maggior parte delle canzoni le ho scritte in maniera molto intima al piano, per avere una base su cui poi sperimentare suoni più particolari», racconta. E, infatti, in La tua luce si intrecciano e si sovrappongono strofe che da un lato richiamano il cantautorato e dall’altro esplorano sonorità elettroniche. La seconda canzone, Qualcosa non va, si distingue per un ritmo più impetuoso e distorsioni dance. 

È la volta, poi, del primo marchigiano di questa edizione, l’anconetano Atarde, che si presenta sul palco con Alba Adriatica e Temporale. La sua voce calda e profonda intende spingersi in un immaginario evocativo e polifonico, dove le melodie nostalgiche, tipiche del tramonto, si mescolano a sonorità contemporanee. Le sue canzoni, che spaziano tra indie e ricerca melodica, catturano l’essenza di un paesaggio emotivo, con il mare che fa sempre da sfondo, aggiungendo profondità al suo racconto.

L’ultima a esibirsi è Chiaré, accompagnata dal suo contrabbasso: «Amo cantare affiancata da questo strumento, è come avere una persona vicino a me sul palco e sentirne le vibrazioni». Nei brani Ninna nanna nennè e Nicotina, la sua voce sottile e delicata si intreccia con i suoni della band, creando un’atmosfera sospesa tra dolcezza e intensità, mentre riecheggiano le sfumature sonore di Napoli e Salerno, le città che porta nel cuore.

Terminate le esibizioni, il pubblico è di nuovo chiamato a scegliere il vincitore del premio Banca Macerata. Questa volta il riconoscimento va a domenico_mba, che, tra gli applausi degli spettatori, riceve la targa da Debora Falcetta, Direttrice commerciale di Banca Macerata, e Katiuscia Cassetta, Assessora alla Cultura del Comune di Macerata.

domenico_mba – Targa Macerata