Continua a essere un crocevia di storie, note e talenti il palco del Teatro Lauro Rossi di Macerata, che negli appuntamenti di mercoledì e giovedì accoglie le performance di altri dodici artisti provenienti da tutta Italia.
A inaugurare la serata sono gli ALTOLUCENTI, gruppo veneto che propone ATTABOY!, brano dalle sonorità sperimentali e prosegue con Gemma, introdotto da un monologo registrato sul tema della morte e del distacco: «Nel disco Peccato Morire – spiega il frontman della band – ci sono tre personaggi: uno è appena morto, uno sta per morire e l’ultimo, Gemma appunto, rappresenta l’eredità di entrambi».
È poi il turno di raccontoRiccardo, artista messinese che, accompagnato da chitarra e mandolino, presenta Ci tengo, una canzone dal forte impianto cantautorale ed evocativo: «È una lista di cose – racconta – che mi hanno accompagnato nel tempo. Quando ho realizzato di tenerci davvero, ho sentito l’esigenza di metterle per iscritto». Con La prima donna sulla luna, invece, rende omaggio alla figura femminile.
È letteralmente un sognatore Giuda Mio Fratello, che presenta Povero Fulvio, brano folk-pop frutto di un particolare processo creativo: «Ho – spiega – un’attività onirica molto intensa; traggo immagini dai sogni e ci costruisco attorno un tema». Si resta in notturna anche con La notte nel cuore, storia di tradimento e rivalsa in cui il protagonista, mosso da sentimenti oscuri, e con l’anima in fiamme, insegue la sua vittima.
Spazio a un altro stato d’animo, quello dell’Apatia cantata da Distemah, che conduce il pubblico in un viaggio di introspezione caratterizzato anche dalla presenza di Litio, brano denso di malinconia e immagini evanescenti. «L’estrazione di questo metallo – osserva l’autore parlando del pezzo– inquina molto e questo tema, che mette in risalto qualcosa che sicuramente non è positivo, mi ha incuriosito».
Dalle corsie di un ospedale, dove si sono conosciuti durante la pandemia, al palco del Lauro Rossi: è questo il viaggio degli Hot Docs, quartetto di medici che propone Letizia, una canzone ironica che racconta di una delusione sentimentale. L’amore è una malattia – come poteva essere altrimenti? – è invece un inno a questo sentimento, narrato sia nella sua accezione negativa che in quella salvifica.
A chiudere la serata sono Simona Boo e i Bimbi di Fumo, che da Napoli portano a Macerata Simun, con un’energia che profuma di Mediterraneo e una composizione dalla forte impronta jazz. «Sapete quando le battaglie di una minoranza diventano le battaglie di tutti, della maggioranza? Sapete come si chiama? Ammor’» – affermano nel loro dialetto prima di eseguire Tutt’ e culure. In entrambi i pezzi, spiega Simona, «la melodia e la struttura riprendono la tarantella, ma quanto a suoni abbiamo cercato di riprodurre quelli della costa occidentale africana».
È proprio quest’ultima esibizione quella maggiormente gradita dal pubblico: Simona Boo e Bimbi di Fumo sono i vincitori della Targa Banca Macerata, consegnata da Marco Turtù, direttore della filiale di Porto San Giorgio dell’istituto di credito, e Riccardo Sacchi, Assessore allo Sport, al Turismo e ai grandi Eventi del Comune di Macerata.Le luci si spengono e il silenzio avvolge il teatro. Ma solo per un po’, giusto il tempo di una giornata che corre via veloce.

E che anticipa un’altra serata di Audizioni Live, l’ottava.
Apripista di questo appuntamento è Kyoto con Sangue. Industrial, futuristico, elettronico, effetti sonori e vocali sono alcuni degli input del brano e più in generale della sua produzione artistica. «Nonostante la particolarità del genere, sicuramente non convenzionale, stiamo riuscendo a portarlo in tutta Italia, con un’ottima risposta dal pubblico», spiega dopo aver eseguito anche Frontiera, pezzo che parla di limiti, siano essi personali o collettivi.
E a proposito di limiti: La casa in riva al mare, celebre brano di Lucio Dalla, racconta di un detenuto che, osservando il mare dalla sua cella, sogna la libertà oltre quelle mura. Il titolo della canzone è lo stesso di un progetto nato lo scorso anno e promosso da Giancarlo Giulianelli, Garante per i Diritti della Persona della regione Marche, in collaborazione con Musicultura e il Carcere Barcaglione di Ancona. Attraverso l’ascolto dei brani del Festival, i detenuti hanno avuto l’opportunità di confrontarsi su temi e argomenti spesso lontani dal contesto carcerario, rendendo la musica il punto di partenza per dibattiti e riflessioni su nuove prospettive. A suggellare questo percorso, un evento speciale: un concerto nell’istituto penitenziario, nell’ambito del quale i vincitori di Musicultura 2024 si sono esibiti davanti ai detenuti, creando un ponte tra realtà distanti. Dal palco del Lauro Rossi, a raccontare l’iniziativa, ora alla sua seconda edizione, è proprio l’Avvocato Giulianelli: «Il carcere è fatto di barriere fisiche e tangibili, ma non solo: esistono anche barriere invisibili, che accompagnano un detenuto per tutta la vita. Dobbiamo ringraziare Musicultura perché ha iniziato a incrinare quelle barriere, contribuendo ad abbattere lo stigma che segna chi vive l’esperienza della detenzione».
Sognare la libertà, dicevamo parlando del brano di Dalla. Sognare, suggerisce anche Disangro, secondo artista a esibirsi, che presenta Me voje fà nu sonne, pezzo in dialetto abruzzese che suona, appunto, come un invito a dar voce ai propri sogni. Strumenti in acustica, voce distorta e sonorità mediterranee caratterizzano anche l’esibizione di Rondini, seguita da una confessione del suo autore: «Ogni giorno mi domando se sia giusto sottrarre tempo al mio lavoro per dedicarmi alla musica. Suono da sempre, ma a lungo l’ho fatto solo per me stesso; nel 2023, però, ho sentito il bisogno di fare un passo in più: condividere la mia musica con gli altri e dare un nuovo significato a ciò che per anni è rimasto tra le mura di casa».
Segue Corpoceleste, ventiquattrenne ternano che vuole farsi portavoce della sua generazione, raccontandone contraddizioni, speranze e fragilità. In William Blake affronta il tema dell’auto-sabotaggio, mentre in Posa-ceneri utilizza la metafora del titolo per descrivere la situazione di chi ritrova a farsi carico delle emozioni altrui, come un recipiente che assorbe senza mai svuotarsi. Del resto, l’artista è chiaro riguardo alla sua produzione: «Razionalizzo la vita e i comportamenti delle persone accanto a me con la musica».
Hyrin è la quarta a esibirsi e inizia con Piccola città, composizione che avvolge l’ascoltatore in un’atmosfera calda e accogliente, come il rifugio di un luogo del cuore che solo la musica sa rendere così intimo. La sua performance prosegue poi con Philosophia e, prima di lasciare il palco, la cantautrice racconta con sincerità le due facce della medaglia di chi sceglie di fare musica: da un lato la forza che l’esperienza stessa di esibirsi porta con sé, dall’altro la vulnerabilità che accompagna ogni performance. «Quando sono agitata prima di salire sul palco, faccio – spiega – molti esercizi di respirazione, poi mi calmo pensando che in realtà sono molto fortunata e che non è la fine del mondo».
È la volta dei Timeo, che aprono l’esibizione con Contatto, seguita da 904gr di Aul*n, brano che porta con sé un chiaro richiamo al rock italiano. Gruppo art rock sempre alla ricerca di nuove possibilità sonore, la loro performance è pensata per essere una vera e propria esperienza multisensoriale, in cui ogni strumento viene sfruttato al massimo per coinvolgere completamente l’ascoltatore. Non si limitano a creare musica ma, come spiegano alla fine dei due brani, intendono dar vita a un “ecosistema multiartistico”: «Stiamo realizzando una versione fisica del nostro EP in formato un po’ innovativo, un albook, in cui unire pezzi e opere pittoriche che riescano a contestualizzare ciò che si ascolta».
Moonari chiude la serata con Funamboli, un brano dalle sonorità jazz arricchito da sax e tromba, seguito da Vivo in Italia, tratto dal suo primo album. La sua esperienza italo-britannica è stata una tappa fondamentale nella sua evoluzione artistica, il momento in cui è riuscito a raggiungere un equilibrio tra la sua volontà personale e i gusti del pubblico, come spiega: «In quel contesto ho capito che essere in grado di scrivere per gli altri, senza snaturarsi e fare cose che non ti rappresentano, è una sfida difficile ma davvero soddisfacente».
Per consegnare il Premio Banca Macerata salgono sul palco Edoardo Faletti, Responsabile Unità private della banca stessa, e Giancarlo Giulianelli, Garante per i Diritti della Persona della Regione Marche. Ad aggiudicarsi la targa è Moonari, risultato per questa serata l’artista preferito dal pubblico presente in sala.
