Al via il progetto del Garante “La casa in riva al mare”

L’iniziativa illustrata nel corso di una conferenza stampa con la partecipazione di Giancarlo Giulianelli, della Direttrice degli istituti penitenziari di Ancona, Manuela Ceresani, e del Direttore artistico del festival Ezio Nannipieri

Al via “La casa in riva al mare” il nuovo progetto del Garante regionale Giancarlo Giulianelli che va a inserirsi nell’ambito di Musicultura. L’iniziativa offre ad un gruppo di detenuti dell’istituto penitenziario di Ancona l’opportunità di partecipare a laboratori musicali, curati dall’associazione Musicultura.

Nel corso della conferenza stampa di presentazione, Giulianelli ha evidenziato come questi eventi rappresentino “un momento importante sul versante della rieducazione del detenuto, un confronto aperto, uno spazio dove trasformare il tempo perso in opportunità, in partecipazione. E’ una filosofia che ci accompagna nella scelta d’iniziative di qualità, chiamate a fornire ulteriore spessore alle attività trattamentali”.

Ne è convinto anche il Direttore artistico di Musicultura Ezio Nannipieri che ha voluto ricordare come il progetto abbia preso forma l’estate scorsa dopo aver conosciuto Giulianelli.

“Sono seguiti – ha specificato – alcuni interessanti incontri che mi hanno consentito di mettere a fuoco la delicatezza e l’importanza della funzione che svolge. È proprio su suo impulso che il progetto nasce, con l’intento di contribuire a tessere connessioni, nel nostro caso umane e culturali, fra persone che si ritrovano a vivere detenute e la realtà esterna al carcere”.

Tutto questo chiedendo in primis aiuto alle canzoni, che per Nannipieri sanno essere “passe-partout formidabili d’accesso al nostro sentire profondo e proiettare l’immaginazione al di là di ogni muro. I brani in concorso porteranno nel perimetro del Barcaglione uno spaccato di vita, idee, sentimenti che mi auguro sia di nutrimento mentale ed emotivo per persone private della libertà per i reati commessi, ma non della loro umanità. E credo sia da rimarcare come dal carcere, attraverso il verdetto della giuria dei detenuti, uscirà un messaggio che inciderà concretamente sulle vicende del concorso stesso”.

Nel panorama di interscambio delle diverse esperienze rientra il coinvolgimento dell’azienda agricola della Casa di reclusione di Barcaglione, che durante le iniziative di Musicultura proporrà in vendita al pubblico l’olio, il miele e i formaggi prodotti all’interno dell’istituto penitenziario.  Le finalità del progetto hanno infatti trovato da subito un’ interlocutrice nella Direttrice degli istituti penitenziari di Ancona (Montacuto e Barcaglione), Manuela Ceresani.

“Il nostro obiettivo – ha detto – è quello di mettere in piedi attività che inneschino il processo di reinserimento sociale. Possono essere realizzate soprattutto quando c’è qualcuno che dall’esterno è disposto a spendersi e sperimentarsi, a creare l’aggancio tra il dentro e il fuori.  In questo caso parliamo di musica che è un elemento importante per il benessere sia sul versante della responsabilizzazione, sia su quello della gestione delle emozioni”.

IL PERCORSO DEI LABORATORI

Nel complesso i percorsi laboratoriali saranno improntati a favorire lo sviluppo di competenze di analisi musicale utili a entrare consapevolmente nel vivo degli ascolti delle canzoni in concorso al festival.

 Al tutor di Musicultura Edoardo Bartolini e ai professionisti del settore che interverranno ai laboratori si affiancherà la Presidente dell’Associazione “Art’O” Francesca Marchetti, da anni impegnata con iniziative culturali nella realtà carceraria.

Previste la formazione di un’apposita giuria di detenuti e l’istituzione del Premio “La Casa in riva al mare”, che sarà conferito a uno degli otto artisti finalisti della trentacinquesima edizione del festival nell’ambito delle serate finali del festival, in programma allo Sferisterio di Macerata il 21 e 22 giugno.

I laboratori musicali si protrarranno fino allo stesso mese di giugno e si prevede, tra l’altro, di raccogliere e portare all’attenzione del pubblico alcune testimonianze dei membri della giuria dei detenuti. Quest’ultima, oltre a designare il vincitore del Premio “La casa in riva al mare”, svolgerà  una funzione consultiva nei confronti della commissione di ascolto di Musicultura.

“La casa in riva al mare” sarà anche al centro de “La Controra 2024”, la sezione che nella settimana conclusiva del festival anima con un ricco e variegato programma di concerti, recital, dibattiti, incontri il centro storico di Macerata. Con la collaborazione del Garante sarà, infatti, creato un apposito evento dedicato a tracciare un primo bilancio del progetto e a proporre una più generale riflessione sugli effetti positivi che adeguati percorsi possono avere sulle prospettive future delle persone detenute.

Il progetto si concluderà a luglio, quando l’Artista vincitore del “Premio La casa in riva al mare” andrà a fare visita e conoscere, presso la Casa di reclusione di Barcaglione, i detenuti che lo avranno scelto e  sarà protagonista di un happening musicale live.

Banca Macerata si conferma Main Partner di Musicultura

Il taglio del nastro di Musicultura 2024 si è svolto oggi presso la nuova sede di Banca Macerata. L’auditorium ha ospitato la conferenza stampa di apertura della XXXV edizione del Festival della canzone popolare e d’autore. La particolarità della cornice e l’atmosfera prenatalizia hanno conferito un’aria di festa a due importanti annunci: il rinnovo e il consolidamento della partnership tra Musicultura e Banca Macerata, che si conferma Main Partner del festival anche per il prossimo triennio e il superamento per il quarto anno consecutivo del record di iscrizioni al Concorso.

In apertura di conferenza il saluto del Presidente Onorario di Banca Macerata, uno dei fondatori Loris Tartuferi “Banca Macerata e Musicultura condividono da sempre valori importanti tra i quali la valorizzazione del nostro territorio e il sostegno ai giovani meritevoli, pertanto, con soddisfazione da entrambe le parti, rinnoviamo il contratto di Main sponsor per altri tre anni. Iniziammo circa nove anni fa ad affiancare il Festival, nel tempo abbiamo aumentato sempre di più la vicinanza. Una collaborazione vincente di cui ha beneficiato anche il territorio che ospita un evento nazionale così importante e che rappresenta per tanti giovani artisti un trampolino di lancio nel mondo della musica di qualità.”

“Era il 2021 – ha ricordato il presidente di Banca Macerata Ferdinando Cavallini – quando, nonostante ci fosse ancora una pandemia in atto a destare enormi preoccupazioni nelle vite di ciascuno di noi, abbiamo deciso di avviare questa partnership con l’Associazione Musicultura. A distanza di tre stagioni vissute insieme all’insegna dello sviluppo della creatività, della valorizzazione dei talenti e del sostegno delle nuove idee, siamo qui oggi nella nostra nuova “casa” che è la Sede Sociale di Banca Macerata, per annunciare con immenso piacere la decisione di Banca Macerata di continuare a sostenere Musicultura per altri 3 anni, rinnovando la sinergia con una delle iniziative più meritevoli del nostro territorio. Abbiamo iniziato il nostro percorso insieme a Musicultura convinti di proiettarci verso un futuro denso di soddisfazioni e di entusiasmanti risultati – ha continuato Cavallini – ma non immaginavamo di riuscire insieme ad arrivare a conquiste come quella di quest’anno. Il record di iscritti al concorso di Musicultura, appena battuto per il terzo anno consecutivo, unitamente allo sviluppo territoriale e di clienti della Banca, sono la chiara dimostrazione dell’enorme potenziale che entrambe le realtà stanno esprimendo.”

“Nei tre anni in cui Banca Macerata è stata Main Partner di Musicultura abbiamo avuto modo di apprezzare la serietà, la capacità della visione, il dinamismo collaborativo che il Presidente Cavallini, la dirigenza, il marketing e tutti i reparti operativi hanno profuso, in un clima di reciproco rispetto e oserei dire di vero entusiasmo. – Ha detto Ezio Nannipieri direttore artistico del Festival – In più, questi tre edizioni con Banca Macerata al fianco sono state per Musicultura tre edizioni segnate da tre record consecutivi di partecipazioni al concorso: direi quindi che ci sono tutte le ragioni analitiche e numerologiche per ringraziare Banca Macerata per il tratto di mare attraversato insieme e per issare oggi  da qui le vele verso nuovi orizzonti”.

Visibilmente soddisfatta anche la responsabile commerciale di Banca Macerata Debora Falcetta: “Banca Macerata ha da sempre a cuore i progetti che valorizzano e sostengono i giovani, la cultura, la musica e l’arte come sue dirette espressioni. Siamo molto felici di continuare a sostenere un’eccellenza come Musicultura, alla quale partecipiamo con iniziative tangibili che rafforzano la relazione di Banca Macerata con il territorio. Siamo immersi in prima persona in questo meraviglioso percorso fin dalle audizioni al Teatro Lauro Rossi di Macerata, proseguendo con la presenza in tutti i numerosi eventi organizzati nell’arco dell’anno, dal Concerto dei 16 a Recanati, fino alla settimana de La Controra nelle vie del Centro Storico di Macerata, e terminando con le serate finali nell’incredibile cornice dello Sferisterio, quando viene consegnato al vincitore assoluto il Premio Banca Macerata di 20 mila euro. È un piacere notare che il pubblico riconosce e apprezza il supporto di Banca Macerata a questa importante iniziativa. Questo ci inorgoglisce sicuramente, e ci sprona anche a fare sempre di meglio affinché il brand “Banca Macerata” possa essere conosciuto e riconosciuto come modello di Banca pronta ad ascoltare ed assistere ogni persona, famiglia ed impresa del nostro territorio.”

Un nuovo record di iscrizioni

Con ben 1.187 artisti iscritti nel 2024, di cui l’ 81.4% solisti e il 18.6% gruppi musicali, Musicultura registra per il quarto anno consecutivo il nuovo record di iscrizioni al prestigioso concorso. Da oggi si entra nel vivo di una delle fasi più delicate e interessanti, se pur non visibile al pubblico, dell’iter annuale di Musicultura: la disamina delle proposte in concorso, che si protrarrà per circa tre mesi.

“È un dato che entusiasma. Sapere che migliaia di ragazzi e ragazze considerano quello di Musicultura un banco di prova credibile è un onore e una responsabilità. – Ha spiegato Nannipieri – Le loro canzoni, da diversissimi punti di vista, raccontano di un Paese in rapido aggiornamento musicale, di pensiero e di modi di sentire. Già dai primi ascolti è evidente che la pentola della creatività è in piena ebollizione, ci riteniamo fortunati di stare, diciamo così, vicini ai fornelli, perché è davvero bello percepire sul nascere una tendenza o un talento che sbocciano. A proposito di talenti, il nostro grande in bocca al lupo va ai Santi Francesi, a Mario e Alessandro, che in questi giorni sono in lizza per il prossimo Sanremo e che ricordiamo due anni fa vincitori assoluti di Musicultura e dei 20.000 euro del Premio Banca Macerata.”

Il calendario della XXXV edizione

Nel corso della conferenza stampa è stato ufficializzato il calendario della XXXV edizione
di Musicultura. Le Audizioni Live, che tanto gradimento hanno riscosso da parte di un pubblico sempre più numeroso e sempre più attento, andranno in scena al Teatro Lauro Rossi di Macerata dal 1 al 10 marzo; i grandi concerti in piazza e il caleidoscopio di appuntamenti de La Controra movimenteranno il centro storico cittadino dal 17 al 22 giugno e le serate finali allo Sferisterio si terranno il 21 e 22 giugno.

I nuovi nomi del Comitato Artistico di Garanzia di Musicultura 2024

Dardust, Ermal Meta, Piero Pelù, il regista Francesco Amato e la poetessa Mariangela Gualtieri entrano a far parte del Comitato Artistico di Garanzia di Musicultura.
Si affiancano agli altri illustri membri del Comitato, i cui primi firmatari furono nel 1990 Fabrizio De André e Giorgio Caproni, e che in questa XXXV edizione del concorso sono: Francesca Archibugi, Enzo Avitabile, Claudio Baglioni, Diego Bianchi, Francesco Bianconi, Maria Grazia Calandrone, Luca Carboni, Guido Catalano, Ennio Cavalli, Carmen Consoli, Simone Cristicchi, Gaetano Curreri, Teresa De Sio, Giorgia, La Rappresentante di Lista, Dacia Maraini, Mariella Nava, Vasco Rossi, Ron, Enrico Ruggeri, Tosca, Paola Turci, Roberto Vecchioni, Sandro Veronesi. Spetterà a loro il delicato compito di designare, tra i sedici finalisti, gli otto vincitori del Festival.

Intanto si sono aperte le iscrizioni all’edizione 2024 del concorso con il quale Musicultura annualmente ricerca e premia potenziali nuovi, meritevoli protagonisti dell’arte popolare della canzone.
“Di canzoni stereotipate in giro ce ne sono già tante, un concorso in più servirebbe a poco se non andasse in cerca della fantasia, della meravigliosa singolarità di certi temperamenti artistici ed espressivi, dell’autenticità di chi scrive e canta perché ha storie e sogni da condividere. – Ha commentato il direttore artistico di Musicultura Ezio Nannipieri – Ora per noi è il momento di invocare i numi della Canzone affinché ci assistano nel tre mesi di ascolto e selezione che ci aspettano, siamo consapevoli della delicatezza del compito, ci apprestiamo a svolgerlo con la curiosità e la passione di sempre”.

Gianmaria Testa, Patrizia Laquidara, Pacifico, Simone Cristicchi, Pilar, Giuseppe Anastasi, Fabio Ilacqua, Mannarino, Renzo Rubino, Margherita Vicario, Lucio Corsi, La Rappresentante di Lista, Mille, i Santi Francesi, per arrivare ai Santamarea, la band siciliana vincitrice dell’edizione 2023, sono solo alcuni degli artisti che nel corso degli anni si sono segnalati all’attenzione nazionale grazie alla vetrina di Musicultura.
Al vincitore assoluto andranno i 20.000 euro del Premio Banca Macerata, un aiuto concreto a tutela dell’indipendenza artistica di chi affronta le difficoltà degli inizi di carriera.
Ma è il concorso nel suo insieme a configurarsi come un’occasione di arricchimento professionale e artistico. L’esperienza si snoda lungo un arco di più mesi, stimola il confronto tra artisti diversi, li lascia contrattualmente liberi, non li incasella nelle necessità narrative e produttive dei format, dà loro modo di esibirsi dal vivo davanti a platee via via più consistenti, fino ai 2.500 spettatori presenti nel mese di giugno alle serate conclusive del Festival allo Sferisterio di Macerata, offre una vetrina mediatica di alto profilo che include un ampio spettro di iniziative web e social e la partnership con la Rai.

Musicultura 2023: ecco com’è andata la XXXIV edizione

Musicultura è il festival che da 34 anni ascolta, valorizza e premia la creatività nella canzone italiana, senza confini di genere.

L’edizione 2023 è iniziata registrando un record di partecipazioni al concorso: alla chiusura del bando infatti sono risultati 1.113 gli artisti iscritti. Ci sono voluti quasi tre mesi per ascoltare con cura le loro canzoni e per selezionare le proposte che, a nostro avviso, risultavano le più meritevoli. Tutti gli artisti esclusi, come avviene fin dalla prima edizione, hanno ricevuto una risposta scritta con un commento sui brani inviati.
L’iter del festival si è svolto poi nell’arco di quasi sei mesi, attraverso varie e articolate fasi, e si è concluso con la vittoria dei Santamarea.
Proviamo a raccontarvelo.

Le Audizioni Live


FEBBRAIO / MARZO 2023

Il viaggio comincia con le Audizioni, la snodo principale del festival, la prima fase live del concorso. Al Teatro Lauro Rossi di Macerata va in scena una vera e propria maratona musicale: 56 proposte artistiche sul palco (selezionate fra le 1.113 inizialmente iscritte al concorso), 234 musicisti al seguito, 4.237 spettatori in teatro, 400.000 in streaming, 10 serate consecutive di musica live.
Gli artisti in gara si esibiscono, suonando rigorosamente dal vivo i brani del proprio repertorio, davanti alla commissione di Musicultura che insieme ad una giuria composta da venti studenti universitari selezionerà, al termine delle Audizioni, la rosa dei sedici finalisti del concorso.
Tra un artista in gara e l’altro, salgono sul palco, tra chiacchiere e note, anche John Vignola, Morgan, Margherita Vicario, Fabrizio Bosso e Julian Oliver Mazzariello.

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I finalisti


APRILE / MAGGIO 2023

AMarti, Ilaria Argiolas, Michele Braganti, Caponetti, cecilia, Ferretti, Frenesi, Lamante, Lilo, Simone Matteuzzi, Mira, Nervi,  Rosewood, Santamarea, Cristiana Verardo, Zic sono i finalisti dell’edizione 2023 del concorso.
Le loro canzoni vanno a comporre la compilation dell’edizione, prodotta e distribuita da Musicultura, e tornano ad essere suonate dal vivo, questa volta al Teatro Persiani di Recanati: i 16 finalisti di Musicultura 2023 sono infatti i protagonisti di due serate evento in scena nella città leopardiana e trasmesse in diretta da Rai Radio1, media partner del festival.
Per tutto il mese di maggio, le canzoni di Musicultura sono anche al centro della programmazione musicale di Rai Radio1, in particolare de La Nota del giorno, trasmissione condotta da John Vignola.

L’ulteriore selezione, da sedici finalisti a otto vincitori, avviene con l’ascolto delle canzoni in gara e il voto del Comitato Artistico di Garanzia, la speciale giuria di Musicultura composta da personalità del mondo della musica, del cinema e della letteratura. Hanno valutato le canzoni di Musicultura 2023: Francesca Archibugi, Enzo Avitabile, Claudio Baglioni, Diego Bianchi, Francesco Bianconi, Boosta, Fabrizio Bosso, Angelo Branduardi, Maria Grazia Calandrone, Luca Carboni, Alessandro Carrera, Guido Catalano, Ennio Cavalli, Carmen Consoli, Simone Cristicchi, Gaetano Curreri, Teresa De Sio, Cristina Donà, Giorgia, Irene Grandi, La Rappresentante di Lista, Dacia Maraini, Mariella Nava, Vasco Rossi, Ron, Enrico Ruggeri, Tosca, Paola Turci, Roberto Vecchioni, Sandro Veronesi.

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I vincitori


GIUGNO 2023 – Roma, Sedi Rai

Nella Sala degli Arazzi della sede Rai di Viale Mazzini vengono annunciati gli 8 vincitori di Musicultura 2023: AMarti, Ilaria Argiolas, cecilia, Lamante, Simone Matteuzzi, Santamarea, Cristiana Verardo e Zic sono attesi sul palco dello Sferisterio per l’atto finale del festival condotto per la prima volta da Flavio Insinna e Carolina Di Domenico.

Nel giorno dell’annuncio i vincitori di Musicultura 2023 tornano ad esibirsi dal vivo: questa volta è la Sala A della sede Rai di Via Asiago a fare da scenario al loro concerto trasmesso, sempre in diretta, da Rai Radio1 .

GIUGNO 2023 – Macerata, Arena Sferisterio

I conduttori Carolina Di Domenico e Flavio Insinna aprono le serate finali di Musicultura 2023. Il palco dello Sferisterio accoglie i vincitori del concorso e grandi nomi come Fabio Concato, Ermal Meta, Santi Francesi, Paola Turci, Dardust, Rachele Andrioli e Coro a Coro, Simone Cristicchi e Amara, Mogol…

Tutto mentre in Piazza Mazzini, nel bus di Rai Radio 1, John Vignola, Marcella Sullo e Duccio Pasqua commentano le serate in diretta e accolgono vincitori e ospiti del Festival.

Il concorso si conclude con la proclamazione del vincitore assolutoil gruppo palermitano Santamarea, con il brano omonimo, riceve non solo il premio Banca Macerata di 20.000, ma anche la Targa della Critica, del valore di 3.000 euro, intitolata a “Piero Cesanelli”, ideatore del Festival e suo direttore artistico fino al 2019.
La band si aggiudica anche il Premio PMI per il Miglior Progetto Discografico e il Premio per il Miglior Testo, del valore di 2.000 euro ciascuno. Il Premio NuovoIMAIE destinato a una tournée, invece, viene assegnato a Lamante per il brano L’ultimo piano.

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Tutte le esibizioni

Rivivere Musicultura è sempre una forte emozione e, anche se il tempo passa veloce, abbiamo modo di fissarla nel tempo: è possibile, infatti, guardare e ascoltare il meglio delle due serate all’Arena Sferisterio su Rai Play, grazie a uno special, firmato alla regia da Duccio Forzano, interamente dedicato alla XXXIV edizione del Festival andato in su Rai 2.

Quintorigo e Gino Castaldo, jazz sotto le stelle a Lunaria 2023

L’edizione 2023 di Lunaria, la rassegna estiva recanatese, inizia sull’Orto sul Colle dell’Infinito con “Mingus, la storia di un mito”, lo spettacolo che, con i poliedrici Quintorigo e il giornalista Gino Castaldo, rievoca la spiritualità di Charles Mingus, l’intramontabile leggenda del jazz.

Quintorigo

Quintorigo è un ensemble di talentuosi musicisti e cantanti formatosi nel 1996, che operano nelle vie infinite del jazz.

La loro carriera nasce come cover band ma è nel ’98 con il disco autoprodotto Dietro le quinte che trovano la vera identità musicale del gruppo. Al Festival di Sanremo 1999 si fanno conoscere al grande pubblico con Rospo e si aggiudicano il Premio della Critica nella sezione “Giovani” e quello della Giuria di qualità. Lo stesso anno grazie a Rospo vincono la Targa Tenco per la miglior opera prima.
Mingus, la storia di un mito è una trasposizione del progetto Play Mingus, che nasce come nasce il jazz, ovvero suonando dal vivo, mentre si celebra l’amore incondizionato da parte del gruppo nei confronti di Charles Mingus.

Gino Castaldo

La dialettica tra musica ed effetto nostalgia dello spettacolo è nelle mani di Gino Castaldo, critico musicale, scrittore per Repubblica e curatore del settimanale Musica insieme ad Ernesto Assante.

I suoi aneddoti, che abbiamo ritrovato anche all’interno dello spettacolo, sono il frutto di una lunga carriera, fatta di radio, tournée, televisione, rubriche specializzate, libri e molto altro ancora.

L’intervista

Quintorigo, nel 2008 avete realizzato Quinto – Play Mingus il vostro primo album dedicato alle composizioni di Charles Mingus. In occasione del centenario della sua nascita è arrivato il secondo disco Play Mingus vol.2. Com’è stato riprendere in mano una figura del genere, selezionare le canzoni da inserire nel nuovo album e farle vostre?

Valentino Bianchi, sassofonista dei Quintorigo: «Beh, certo. Il primo lavoro fu pionieristico e fu una scommessa. Non ci credevamo molto neanche noi per quanto la figura di Mingus ci attraesse magneticamente fin da ragazzini. In quel mondo era l’autore che ci diceva di più e che ci risuonava di più anche per il suo approccio così sperimentale, contaminato, libero. Invece, il disco andò molto bene, vinse anche qualche premio e suonammo tanto in giro. Ci è tornata la voglia semplicemente, anche perché una discografia smisurata come la sua non può essere riassunta da 12 tracce. Quindi approfittando effettivamente del centenario, l’anno scorso, abbiamo deciso di realizzare un Quintorigo – Play Mingus vol.2. Ci sarà forse anche un terzo, perché non basta mai. Però anche con un approccio, se vogliamo, un po’ diverso nell’arrangiamento, nella scelta dei brani. Abbiamo cercato il Mingus “più roots”, se vogliamo, quello più vicino al gospel, allo spiritual, che sicuramente era una vena che faceva parte della sua poetica. E così dal disco è nata una proposta live un po’ particolare che si avvale della collaborazione di Gino Castaldo che, rispetto a noi, ha avuto la grande fortuna di conoscerlo e di frequentarlo. Per questo, è uno spettacolo soddisfacente sia dal punto di vista musicale che della narrazione.»

Con la partecipazione di Gino Castaldo lo spettacolo si arricchisce di una componente narrativa importante che ci accompagna analizzando e facendoci comprendere meglio la figura e la musica di Mingus. Come è nata questa collaborazione e perché un normale concerto non sarebbe stato sufficiente per raccontare una personalità del genere?

Gino Castaldo:  «Allora diciamo che i Quintorigo bastavano a sé stessi tranquillamente.» ·
Valentino Bianchi:  «Come Gino Castaldo, eh!»
(ridono)
Gino Castaldo:  «Mi arrivò questa telefonata. Evidentemente loro avendo già fatto un percorso su Mingus e dovendo farne uno nuovo hanno pensato a delle cose. Morale, mi è arrivata questa telefonata dicendo – Ma se mai dovessimo… che dici? – E loro quando me l’hanno fatta questa domanda, non sapevano neanche che io avessi anche avuto la conoscenza e quindi la prima cosa che ho detto – Dico guarda, andate a toccare anche un tasto emozionante per me – perché io ho avuto anche un paio di aneddoti di cui uno molto personale che ovviamente qui non anticiperò perché è la sorpresa. Quindi ho aderito con entusiasmo. Poi io penso, ripeto, loro bastano e avanzano a sé stessi. Però queste forme, io lo sto facendo anche in altre occasioni, queste forme di narrazione collegate alla musica mi sembrano una bellissima direzione e l’abbiamo fatto alcune volte. C’è sempre piaciuto molto farlo perché mi sembra un’interazione che ha un senso anche poeticamente devo dire, no?»
Valentino Bianchi:  «Assolutamente.»
Gino Castaldo:  «A me non piace fare le cose didascaliche, quindi il mio non è un racconto didascalico. Sì, racconto delle cose, ma è anche, almeno spero, evocativo.»

Mingus, grande musicista e compositore che ha saputo unire generi diversi in una musica ricca di contaminazioni con al centro il suono, allo stesso tempo anche una figura impegnata politicamente. Quanto può essere attuale una figura come la sua oggi e cosa possono imparare da lui musicisti e non solo?

Gino Castaldo:  «Questo è difficile, risponde lui.»
Valentino Bianchi:  «No, Gino, sei tu il musicologo. (ridono) Ammazza questa…
In realtà il motivo per cui tutto questo c’è, esiste, sussiste, fondamentalmente non è per le nostre tasche, che non cambia più di tanto. È proprio per far conoscere un gigante come Mingus ad una popolazione, diciamo italiana, che suo malgrado magari non lo conosce o non lo conosce abbastanza. Quindi c’è un intento divulgativo in tutto questo. Chi esce da qui va a comprare un disco di Mingus? Bene, più che il nostro o i libri bellissimi di Gino noi siamo più contenti se uno si va poi a cercare l’originale, quindi sicuramente c’è quello. E poi c’è il piacere nostro da musicisti di reinterpretarlo.»
Gino Castaldo:  «Guarda, posso aggiungere che, se c’è un motivo per questa cosa che facciamo è perché oggi non esistono cose simili. Cioè, stiamo parlando di un gigante come Mingus, ma potremmo farlo anche in altri campi, in altri generi, filoni della musica. Sono personalità che oggi non ci sono, quindi probabilmente anche per questo hanno molto da insegnare a tutti. È materiale vivo non è museale, è qualcosa che non a caso viene suonato dal vivo. Raccontato dal vivo.»
Valentino Bianchi:  «Bravo, sì.»
Gino Castaldo: «Perché è qualcosa che tutti possono e dovrebbero, anzi, utilizzare oggi, oggi anche se è materiale di qualche anno fa.»




 

Rivivi le emozioni della finalissima di Musicultura su RaiPlay

GUARDA LO SPECIAL

Il meglio di Musicultura 2023, andato in onda su Rai 2 in seconda serata il  6 luglio e contemporaneamente trasmesso nel mondo da Rai Italia, è ora disponibile su RaiPlay.
La XXXIV edizione del Festival della Canzone Popolare e d’Autore italiana, con media partner Rai, si svolge nelle Marche, nel meraviglioso scenario dello Sferisterio di Macerata e vede quest’anno per la prima volta alla conduzione Flavio Insinna e Carolina Di Domenico.

Tra gli ospiti Simone Cristicchi e Amara, Fabio Concato, Paola Turci, Santi Francesi, Ermal Meta, Dardust. Con essi i vincitori del concorso di Musicultura, che è già stato il trampolino di lancio per artisti come Gianmaria Testa, lo stesso Simone Cristicchi, Pacifico, Fabio Ilacqua, Mannarino, Margherita Vicario, La Rappresentante di Lista, Santi Francesi e tanti altri.
I vincitori dell’edizione 2023 del concorso, nominati dal Comitato Artistico di Garanzia, sono Lamante, Santamarea, AMarti, Zic, Ilaria Argiolas, Cristiana Verardo, cecilia, Simone Matteuzzi.

Tra le peculiarità della manifestazione c’è da segnalare la possibilità che è data agli spettatori dello Sferisterio di votare ed elegge il vincitore o la vincitrice assoluta. Il programma, firmato da Matteo Catalano ed Ezio Nannipieri con la regia di Duccio Forzano e con Cristiano D’Agostini delegato Rai, vede anche la partecipazione di Rai Radio1, la radio ufficiale di Musicultura, che segue l’evento con Marcella Sullo, Duccio Pasqua e John Vignola.
Completano e impreziosiscono il racconto della manifestazione RaiNews 24, Tgr Rai e RaiPlay Sound.

“Adesso è il momento di navigare a vele spiegate”- Intervista ai Santamarea

Sono i vincitori assoluti del Festival. E mai definizione fu più appropriata. Perché oltre al Premio Banca Macerata si sono aggiudicati anche il Premio per il Miglior Testo, il Premio della Critica e il Premio -PMI per il Miglior Progetto Discografico. Un en plein, insomma. Ora, a pochi giorni dalla conclusione del Festival, i Santamarea – gruppo palermitano composto dai tre fratelli Stefano, Michele e Francesco Gelardi e dalla loro amica d’infanzia Noemi Orlandi – ripercorrono insieme alla redazione di Sciuscià tutte le tappe del loro incredibile viaggio, dalle Audizioni Live alla finalissima del 24 giugno, raccontando le emozioni vissute sul palco dello Sferisterio e anticipando alcuni dettagli sui progetti futuri.

«Siamo partiti da Palermo pensando di voler fare semplicemente un’esperienza di crescita»: leggendo queste parole si intuisce lo spirito costruttivo che vi ha portato a Musicultura e soprattutto quanto il finale di questa storia sia stato per voi sorprendente. A chi dedicate questa vittoria?

Dedichiamo questa vittoria simbolicamente a nostro nonno Stefano, che fu cantante e musicista negli anni Sessanta, in Sicilia, morto poco dopo il concerto di Recanati, proprio quando era da poco uscito il singolo Santamarea. Il suo papà gli nascose la lettera di invito a Castrocaro, impedendogli di realizzare i suoi sogni, ma vedendo in noi la stessa scintilla che aveva sempre avuto lui, si è impegnato per farla diventare un fuoco. E ci è riuscito. Nonno Stefano era il nostro primo fan: a lui va il nostro ringraziamento.

Il percorso dei Santamarea a Musicultura è stato sempre in crescita: dalle Audizioni Live fino allo Sferisterio avete conquistato sempre di più il pubblico che vi ha scelti come vincitori assoluti. C’è qualcosa che cambiereste o sentite di aver vissuto pienamente l’esperienza del Festival?

Abbiamo vissuto questo percorso con l’ingenuità di chi si lancia in un’esperienza grande e con una sincera voglia di migliorare che ci ha spinto a vivere ogni momento a pieno.
Fase dopo fase, abbiamo sempre cercato di dimostrare, appunto, la nostra crescita, prendendo a cuore tutti i consigli e le critiche, che ci sono sempre state poste con garbo. Quindi possiamo dire di aver vissuto al massimo la nostra esperienza al Festival e ci rende davvero fieri e contenti l’idea di essere stati premiati anche per questo.

Durante le serate finali John Vignola ha dichiarato che Musicultura è certamente un concorso, ma si configura più come una grande festa della musica senza alcun antagonismo tra gli artisti. Che rapporto c’è stato e continua a esserci con gli altri artisti che avete incontrato durante tutte le fasi della manifestazione?

Sin dal primo momento in cui ci siamo conosciuti, si è immediatamente creato un rapporto di sintonia artistica e sostegno reciproco. Il fatto che durante le serate finali allo Sferisterio, prima di salire sul palco, cantassimo gli uni le canzoni degli altri ne è la dimostrazione. L’ambiente di Musicultura è decisamente felice; è un posto sano in cui si respira un’aria che consente di raccontarsi i percorsi artistici senza paura, di scambiarsi esperienze, contatti e consigli che contribuiscono alla crescita artistica di tutti i partecipanti e alla costruzione di momenti di amicizia e divertimento che porteremo sempre nel cuore.

Avete vinto il Premio della Critica, il Premio Miglior Progetto Discografico, il Premio per il Miglior Testo e l’ambito Premio Banca Macerata del valore di 20.000 euro. Adesso è il momento dei festeggiamenti, ma la domanda sorge spontanea: quali sono i progetti per il futuro sui quali investirete?

Siamo passati a casa soltanto per posare le valigie e poi siamo corsi subito in studio di registrazione. Adesso è il momento di navigare a vele spiegate e abbiamo quindi deciso di anticipare progetti che erano stati programmati per un futuro un po’ più lontano. Stiamo scrivendo, registrando, preparando contenuti multimediali e programmando le date per i live. Non vediamo l’ora di farvi sentire e vedere i prossimi passi dei Santamarea. Questo è solo l’inizio.

Un consiglio musicale per chi vi ascolta. Quali sono i cinque brani che non possono assolutamente mancare nella playlist dei Santamarea?

Sicuramente un brano come Dog Days Are Over di Florence and The Machine, Breezeblocks degli Alt-J, Perth di Bon Iver, Water Fountain dei Tune Yards e La Casa in Riva al Mare di Lucio Dalla.

“Svestire le canzoni per renderle vive” – Ermal Meta a Musicultura 2023

Non è la sua prima volta come ospite di Musicultura. E infatti Ermal Meta racconta del suo legame con il Festival ai microfoni di Rai Radio 1 già nell’incontro pomeridiano in Piazza Mazzini per La Controra. Poi l’esibizione durante la seconda serata finale allo Sferisterio con i musicisti dello GnuQuartet. Sale sul palco intonando Un tempo piccolo, omaggio al maestro Franco Califano; dopo, regala al pubblico le sue Piccola anima e Mi salvi chi può addobbate di viola, violino, violoncello e flauto. Prima di questa magia, la sua intervista alla redazione di Sciuscià. Dopo due anni torna a calcare il palco di Musicultura, questa volta in compagnia dello GnuQuartet. 

Il vostro è un sodalizio artistico nato nel 2019, un “amore a prima vista” che vi ha portato in tour. Cosa vi ha spinto a riproporre la collaborazione come ospiti del Festival?

EM: È l’amore.
GQ: Sì è l’amore, insieme si crea ogni volta un’alchimia particolare grazie alla quale il meccanismo funziona, si mettono in moto energie che ci danno molta soddisfazione.
EM: Come esempio dico questo: ieri in una quarantina di minuti di prove, compresi di pausa, avevamo terminato. Sì, siamo partiti insieme in tour nel 2019 ed è stato bellissimo, è un piacere musicale suonare con loro, un piacere per le orecchie, non c’è altro modo di spiegarlo. Da amante della musica e musicista, posso consigliare a tutti del nostro mestiere di provare l’esperienza meravigliosa di condividere un palco con lo GnuQuartet.

Ecco, voi dello GnuQuartet vi siete esibiti nei teatri più suggestivi d’Italia, vestendo le canzoni di Ermal Meta con note di viola, violino, violoncello e flauto. Come scegliete il taglio giusto per ogni brano?

GQ: Ci siamo lasciati ispirare dai brani; abbiamo prima costruito degli arrangiamenti per poi provarli insieme. È stato un modo per portare a galla elementi e aspetti delle canzoni che rimanevano nascosti nella versione radiofonica. Ci siamo goduti la voce di Ermal e la sua musicalità in un modo che va al di fuori dei confini più stretti del beat o della ritmica, che solitamente non può crescere e diminuire durante un brano. Ci siamo presi degli spazi per lavorare con lui come un camerista, è il nostro musicista da camera. Con la voce però!

EM: È questa la cosa che mi ha colpito immediatamente del lavoro fatto insieme: hanno spogliato le mie canzoni, in realtà riempiendole, lasciando risalire ritmiche e suoni soffocati da alcuni confini musicali che normalmente si rispettano. Ho ascoltato delle canzoni nude, ma vivissime, a tal punto quasi da non riconoscerle.
Lui (Raffaele) se lo ricorda bene: la nostra prima prova è stata surreale perché ero talmente incantato nel riscoprire i miei lavori da non ricordare come suonarli. Mi sentivo un impostore addirittura, ascoltavo canzoni scritte da me ma completamente nuove.

Lei, Ermal, in diverse occasioni ha regalato al pubblico interpretazioni di brani che hanno fatto la storia del cantautorato italiano; ricordiamo tra tutti Amara terra mia di Domenico Modugno e Caruso di Lucio Dalla. Cosa cerca di trasmettere con la rilettura di questi brani?

Cerco di trasmettere l’emozione che attraversa me in primis. La mia è un’emozione fisica – veri e propri brividi – che mi permette di abbandonare la paura iniziale e comunicare con l’altra parte, senza aspettarmi che la persona che ho di fronte provi le mie stesse cose. Ognuno ha una sua intenzione, una sua spiritualità legata a questi grandi testi, talmente grandi che non possono non suscitare ricordi profondi. La stessa cosa, come dicevo, è accaduta con lo GnuQuartet. Il nostro sodalizio è stato, ed è, così bello proprio perché questi musicisti cercano di estrapolare l’emotività insita nelle canzoni che suoniamo insieme. La bellezza della musica è proprio questa:guardare cento volte la stessa cosa e notarla sempre nuova, perché cambia con te. La canzone diventa ciò che tu sei in quel momento. Non ci sono trucchi, c’è solo magia.

L’esibizione

Non solo musica. Lo scorso anno è stato pubblicato il suo romanzo Domani e per sempre, recentemente proposto al Premio Strega. È la storia di Kajan, un ragazzo che vive l’occupazione tedesca dell’Albania durante la Seconda guerra mondiale: la scoperta della musica gli dona una speranza in un momento fortemente tragico. Questo potere salvifico della musica si può leggere anche in relazione agli eventi contemporanei?

In relazione a tutto quello che sta accadendo nel mondo in questi anni, penso che la musica non possa salvare vite in senso strettamente fisico, ma sono convinto che possa salvare una parte della vita e guarire delle parti della nostra persona. Il romanzo che ho scritto, naturalmente, è ambientato in un periodo storico molto diverso, che va dalla Seconda Guerra Mondiale alle soglie degli anni Novanta, con la fine del regime albanese dopo la caduta del Muro di Berlino. Credo che nel nostro tempo la musica sia un bisbiglio di pace, che però rischia di non essere udibile nel frastuono delle armi.

Ha un profondo rapporto con la sua terra d’origine. La presenza albanese in Italia è molto forte, come dimostra la lunga tradizione della cultura arbëreshë – una contaminazione italo-albanese che si è radicata in alcune regioni del nostro Paese a partire dal Quattrocento. Conosce e partecipa alla vita di queste comunità?

Conosco molto bene la storia degli arbëreshë, anche se mi dispiace non poter partecipare attivamente alla loro vita per ragioni geografiche: io vivo tra Bari e Milano e queste comunità si trovano principalmente tra Calabria, Sicilia, Abruzzo e Molise. Invito tutti a scoprire la storia che ha spinto gli albanesi a lasciare la propria terra e ad arrivare in Italia perché è molto interessante: è una vicenda strettamente legata alle gesta di Giorgio Castriota Scanderbeg, eroe nazionale albanese, che ha riunito i principati e si è opposto per venticinque anni all’invasione ottomana. La storia del principe Scanderbeg è incredibile: fu rapito dai Turchi quando era bambino e divenne uno dei generali più stimati dal sultano, finché all’età di quarant’anni raccolse ventimila fedelissimi e resistette per anni all’assedio di oltre duecentocinquantamila uomini. Purtroppo, alla morte di Scanderbeg i principati si divisero e gli ottomani riuscirono a invadere l’Albania: in molti fuggirono e approdarono in Italia dove diedero vita alle comunità arbëreshë.

Tu chiamale, se vuoi, Emozioni – Mogol a Musicultura 2023

Un poeta i cui versi hanno segnato la storia della musica italiana e internazionale. I suoi testi hanno radicalmente trasformato la cultura popolare degli ultimi cinquant’anni, lasciando un segno profondo nella vita di ognuno di noi. Una carriera da autore, editore musicale, difensore del diritto d’autore e formatore che gli vale, sul palco dello Sferisterio, la Targa per Alti Meriti Artistici dalle Università degli Studi di Macerata e Camerino. Ospite d’onore della XXXIV edizione di Musicultura, Mogol, prima dell’incontro pomeridiano col pubblico de La Controra, ha ripercorso ai microfoni della Redazione di Siuscià alcuni momenti della sua vita straordinaria, dal sodalizio con Lucio Battisti a quello con Mario Lavezzi, dall’impegno in ambito sociale alle considerazioni sull’importanza della cultura popolare.

Il suo ultimo progetto discografico Capolavori nascosti, realizzato con Mario Lavezzi, comprende quattordici tracce poco conosciute che avete deciso di presentare al pubblico per dare loro l’attenzione che meritano. Vi sta dando le soddisfazioni sperate?

Il disco è uscito nel marzo 2023 ma le canzoni sono di trent’anni fa. Il progetto è nato perché prima non c’è stata vendita. Nessuno conosceva questi pezzi, molti dei quali cantati da Mango, Dalla, Cocciante, Mannoia, tutti artisti di straordinario valore. Mario mi ha ricordato e fatto ascoltare brani di cui io avevo scritto i testi e che hanno risvegliato in me una grande soddisfazione. Così è nato Capolavori nascosti, 13 tracce di allora più una che abbiamo scritto recentemente. Gli arrangiamenti sono eccezionali e i testi buoni. Si ha un insieme di cose culturalmente di alto livello. E infatti ha un riscontro molto alto, sia trai giornalisti che tra il pubblico.

Il CET, Centro Europeo Toscolano di cui lei è fondatore e docente, è un’associazione no profit e la scuola più importante a livello europeo. Negli anni ha formato più di 3000 autori, compositori e interpreti. Il progetto, lei dice, è nato per senso di dovere nei confronti di questo nostro Paese che da qualche anno vive una certa recessione nella cultura popolare. Vuole spiegare questa sua affermazione?

Le canzoni parlano da sé; quelle che hanno un livello sopravvivono alle generazioni e qui non mi pare che ci siano molte canzoni che sopravviveranno. Ho fondato il CET proprio per senso di dovere. In trent’anni di lavoro sono stato l’unico docente a non aver mai percepito uno stipendio. È un regalo che faccio al mio Paese e voglio che rimanga tale. A proposito della cultura popolare, io penso che sia il mezzo più immediato e potente per l’evoluzione della gente. La diffusione della cultura popolare di buon livello è fondamentale. Non dimentichiamo che Dante Alighieri scriveva nella lingua del De Vulgari Eloquentia, non in latino. Prima di chiunque altro aveva capito l’importanza di un linguaggio non selettivo e che arrivasse a tutti.

In un’intervista ha detto che in fase di progettazione non si ha la percezione di quello che diverrà la canzone. Ha dichiarato che “quando scrivevamo le canzoni io e Lucio eravamo soddisfatti e felici di aver fatto una cosa bella. Non potevamo immaginare che poi milioni di persone in tutto il mondo avrebbero amato il nostro lavoro”. Le va di raccontarci un aneddoto legato al sodalizio artistico Mogol-Battisti?

Io e Lucio eravamo coscienti di aver fatto qualcosa di bello. Ogni volta che scrivevamo qualcosa di nuovo, la facevamo ascoltare a qualche amico. Negli ultimi tempi, per esempio, eravamo soliti andare in un istituto per malati di tumore a far sentire in anteprima i brani ai pazienti ricoverati. Lui con chitarra e voce; io lo presentavo. È stata una cosa bella che ci ha portato anche tanta fortuna.

Nel 1981 ha fondato la Nazionale Italiana Cantanti. Lei in prima persona è sceso in campo collezionando negli anni quasi 300 presenze e più di 30 reti. Che ricordi ha di quei tempi e quali soddisfazioni le ha dato negli anni l’associazione?

La Nazionale Italiana Cantanti nasce perché il mio amico Walter Tramontana, presidente della Croce Verde Sempione, mi chiese di organizzare un evento per raccogliere i soldi necessari all’acquisto di un’autoambulanza. Lui aveva pensato di organizzare un concerto; io proposi una partita di pallone. Molti furono i cantanti che parteciparono all’iniziativa tra cui Battisti e Leali, entrati in campo senza aver mai toccato una palla in vita loro.
Da lì è partito tutto. In più di quarant’anni di attività l’associazione ha donato in beneficienza l’equivalente di 100 milioni di euro, tutti devoluti a sostegno dei bambini sofferenti. Per me inizialmente è stato un gioco, mi sono divertito. Il sapere poi che questo divertimento sia diventato un qualcosa di importante mi fa tanto piacere e lo considero un regalo.

Nel 2019 ha ricevuto il prestigioso “Premio Giacomo Leopardi”. In tale occasione ha affermato che trascorsi cinquant’anni si può valutare se un testo è una poesia vera. Lei, come Leopardi, è a tutti gli effetti un poeta le cui parole hanno segnato la storia della musica italiana e internazionale. Dove è riuscito ad arrivare con la musica?

La Società Dante Alighieri, che è la società culturale più importante del mondo, mi ha candidato al Nobel per la letteratura. È una grande soddisfazione e un traguardo importante, considerando il numero di dischi che ho venduto nel mondo, ben 532 milioni. Davanti a me ci sono solo i Beatles e Elvis Presley. La mia profonda fede mi porta a credere di essere un protetto. Non mi sarei mai immaginato tutto questo. Sono cosciente di aver avuto più di quello che meritavo.


 

Dardust a Musicultura. Un viaggio tra Giappone ed elettropop, psicologia e dualità

Dualità è la parola d’ordine, Duality il titolo del suo ultimo progetto da solista. Dario Faini, in arte Dardust, ha costruito un tassello dopo l’altro la sua carriera spaziando tra generi e influenze differenti, e mostrandosi al pubblico attraverso le due anime che lo contraddistinguono: pianistico-minimalista la prima ed elettronico-sperimentale la seconda. Autore e produttore di alcuni tra i più importanti nomi del panorama musicale contemporaneo – Mahmood, Elodie, Ermal Meta, Mengoni, ma anche Sophie and the Giants – ha riempito palchi d’Italia e d’Europa con le sue sonorità adrenaliniche e coinvolgenti.
Arriva sul palco dello Sferisterio come ospite della seconda serata finale della XXXIV edizione di Musicultura, travolgente e suggestivo nei suoi colori elettropop e immerso in una scenografia di luci, tamburi e influenze giapponesi dai timbri al vestiario. È così che ha entusiasmato, e fatto ballare, il pubblico della serata, ribadendo l’importanza del Festival nel suo intervento dopo l’esibizione e dichiarandosi onorato di calcare un palco su cui, da emergente, non era mai riuscito a esibirsi. Questa la chiacchierata con la Redazione di “Sciuscià”, in un intreccio di idee musicali e spirituali.

Sei ospite allo Sferisterio di Macerata durante uno degli eventi più importanti per le Marche: Musicultura. Che effetto ti fa prendere parte al Festival, nella tua regione, praticamente a pochi passi da casa?

Mi fa davvero un bell’effetto, anche se ormai vivo a Milano da anni e torno poche volte in Ascoli. Suonare allo Sferisterio è qualcosa di importante e al tempo stesso inatteso, soprattutto perché agli inizi – vent’anni fa più o meno – cercai più volte di passare la selezione del Festival proponendo le mie canzoni con la band dell’epoca, ma fui sempre scartato. Oggi invece sono sul palco in veste di ospite. Devo dire che è un bel risultato per me, una bella gratificazione, essenziale per capire quanto delle volte la vita sia inaspettata e i percorsi che la creano non siano mai del tutto logici.

In un’intervista hai spiegato come, in ambienti più puristi della musica neoclassica ed elettronica, non venga vista di buon occhio la capacità di produrre brani pop, “hit” commerciali, creando un pregiudizio nei confronti di chi, come te, ha interesse nell’approcciarsi a entrambi i mondi. Si tratta di una concezione fortemente limitante della musica in sé, ma anche della contaminazione di generi che porta alla vera sperimentazione. Ti va di approfondire questo punto di vista?

Sì. Penso che nelle nicchie puriste-estremiste del genere neoclassico – chiamiamola pure musica contemporanea – così come di quello elettronico, sia insita l’attitudine un po’ radical chic di snobbare artisti che prediligono la contaminazione, che riescono a vivere e a essere vincenti in diversi contesti. Chi scrive una hit pop prima, e decide di dedicarsi a un progetto sperimentale poi, crea una sorta di spaccatura nel sistema e non convince proprio per questa diversificazione di interessi. Allo stesso modo, nel mio percorso come Dardust, la volontà di parlare a un pubblico trasversale, più generalista, potrebbe sembrare poco cool. Personalmente sono riuscito a non dare troppo ascolto a questo tipo di pareri, specialmente perché, suonando in Italia e in Europa, ho capito quanto la mia musica possa parlare alle nicchie così come a un pubblico più ampio, senza distinzioni. Nel percorso artistico-creativo è bene essere ambiziosi, sperimentare, lasciarsi condizionare è invece altamente limitante. Ci sono dei colori interessanti nelle nicchie che sarebbe bello riportare a un uditorio vasto, è così che si sposta il pop verso il futuro.

L’esibizione

Profonda è la tua conoscenza della cultura giapponese e delle pratiche a essa legate – quali il Dàimoku, pratica meditativa del buddhismo – con influenze ben riconoscibili anche a livello musicale e performativo. Qual è stato il primo legame con questo territorio, e da cosa sei attratto in particolare?

Il mio passaporto per il Giappone, a un livello più adolescenziale-superficiale, sono stati i film di Miyazaki e tutta l’animazione giapponese. Da lì, crescendo, ho portato avanti una ricerca sempre più profonda e importante sul lato spirituale. Essendo anche un laureato in psicologia, quindi avendo una parte molto razionale, ho sempre sentito il bisogno di colmare un vuoto nella sfera opposta, di indagare la spiritualità: è lì che risiede qualcosa in più, al di là della nostra portata, della nostra razionalità e della nostra conoscenza. Quella è stata in effetti la chiave per farmi sopravvivere, per riuscire a guardare ai fallimenti come risultati e non come disastri, a imparare dagli errori e perseverare con atteggiamento costruttivo e spinta positiva. Credo che il buddhismo, in questa sua declinazione giapponese, sia stato per me il gancio fondamentale con questa terra.

La pluralità di riferimenti ti ha permesso di maturare una visione musicale originale, ad oggi una delle firme ben riconoscibili nel panorama italiano. Firma che, lo abbiamo appena detto, porta con sé anche una laurea in psicologia: questa scienza mentale ed emotiva influisce in qualche modo nella gestazione musicale?

Influisce eccome. Permette di cambiare prospettiva, sviluppare l’empatia, immedesimarsi in chi ascolta. Con una buona conoscenza della psicologia dell’ascolto e le sue varie declinazioni, ad esempio, si riesce ad avere un approccio variegato, una marcia in più proprio in fase costruttiva. Soprattutto, aiuta a capire quando gli stimoli creativi arrivano dall’inconscio, in maniera puramente emotiva e autentica, o quando al contrario si tratta di un prodotto dell’ego e delle sovrastrutture del cervello. Ecco, è come un terzo occhio a livello spirituale, come avere a disposizione una telecamera ad ampio raggio dall’alto che aiuta a comprendere i meccanismi in cui si è immersi, a individuarli e valorizzarli.

Tutti i tuoi dischi nascono “come forma di catarsi dai momenti scuri”: si potrebbe dire che Dardust curi Dario?

Sì, assolutamente. Dardust cura Dario, è l’alter ego illuminato, il pioniere, il coraggioso tra i due, il mio Spiderman. È il lato di me che mi porta a essere quello che sono. La cosa bella è che più passa il tempo, più Dario e Dardust si fondono: il mio lavoro in questo senso permette un avvicinamento continuo al proprio ideale, avanzando quanto più avanza la maturità. È un bel percorso.